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AUSCHWITZ AFTER AUSCHWITZ
 [ Teaser Project #2021 ]

AUSCHWITZ AFTER AUSCHWITZ
TEASER PROJECT #2021

Se scattare una foto può spiegare alle persone che questo è il mondo che non dobbiamo concederci, probabilmente qualcosa l'abbiamo ottenuta.

A me non importa arrivare alle masse.

Per carità, che bello... ti senti un vincente!

In realtà la vera vittoria è che almeno una sola persona mi dica:

<< Pè, ho guardato una tua foto di tutto questo schifo... e ho riflettuto>>.

In quel momento io ho fatto la cosa giusta.

 

Questo breve video teaser è il riassunto di tre giorni di photo shooting e video making realizzati nei campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau, in Polonia, come ampliamento e seguito del mio progetto fotografico "Auschwitz After Auschwitz", un cammino introspettivo, etico ed educativo, mai interrotto e in continuo divenire. Queste riprese riguardano il primo passo di modo differente per me di raccontare la Memoria e la Shoah, che dalla fotografia si apre al video, per integrare immagine e momento/movimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il genere umano deve ricordare che la pace non è il dono di Dio alle sue creature; la pace è il dono che ci facciamo gli uni con gli altri.”

Questa frase di Elie Wiesel (assieme ad tanti altri insegnamenti, esperienze e testimonianze raccolte e accolte negli anni) la porto nel cuore e nella testa come un comandamento, da quando ho cominciato questo percorso della Memoria, "Auschwitz After Auschwitz"; parole che ribadisco a me stesso quando devo scegliere da che parte stare, che ripeto a ogni persona che, nel spiegare questa "missione", spesso mi domanda incredula: "perchè lo fai... chi te lo fa fare... ma sei ebreo?"

Credo che ognuno di noi abbia un ruolo in questo mondo e nel proprio tempo, noi siamo le nostre scelte.

Io ho scelto di raccontare e far riflettere, è una missione a prescindere, a mie spese, con l'unico intento di fare, delle mie decisioni, uno strumento di riflessione per chi vuole fermarsi un attimo a guardare.

Ritornare in Polonia, tra le vie di Cracovia, assorbendo, vivendo, sentendo gli echi di Kazimierz, delle sue sinagoghe, dell'eterea e intaccata rigorosità emotiva e religiosa ebraica, onnipresente e vigile come un ombrello sempre pronto a proteggere la storia dalla pioggia dell'indifferenza; patire nel silenzio l'obiettivo di riaprire gli occhi e bussare alla spalla del prossimo, di foto in foto, di video in video, tra le ferite di Auschwitz e Birkenau, disperdendo ogni giustificazione tra i Memoriali, nei corridoi della Fabbrica/Museo di Oskar Schindler, e poi ancora fra ciò che resta di una Memoria che chiede di non essere dimenticata, di essere dibattuta e riscattata.

 

Ho perso in conto delle volte in cui sono andato li, forse 13 o 14, vi assicuro che ogni volta soffro, tremo, respiro male, mi fanno male gli occhi, mi si spezzano le ossa e smetto di avere fame, ogni volta come se fosse l'impreparazione della prima volta.

Nessuna mamma, nessun papà, nessun fratello e nessun figlio mi è stato strappato da tale abominio, ma ogni vittima dell'odio mi pesa come se fosse figlio mio, come se mi avessero tolto la vita lasciandomi respirare.

É una tortura.

Ho un debito con loro, lo abbiamo tutti.

Questo cammino mi ha permesso, lo fa ogni volta in realtà, di condividere lo stesso debito con l'umanità, quella per bene, che vuole un mondo diverso, dove la pace è il saluto universale. Uomini, donne, bambini, anziani, famiglie, scuole, qualcuno piange l'immenso vuoti che gli ha strappato un amore, qualcuno immagina quelle pietre 80 anni prima e prega, qualcun' altro cammina a testa bassa. Tutti con gli occhi acconsentiamo alla stessa idea, che la terra che calpestiamo merita pace e rispetto.

Una condivisione legata dalla Memoria.

Si chiama vita e ci riguarda e vi chiedo di riflettere, oltre i libri di scuola, sulla cultura dell'odio con la quale conviviamo.

Perché il calendario cambia, i nomi mutano, le vittime innocenti aumentano.

Riprendere in mano questo progetto rimarca una consapevolezza prettamente personale: ho sempre avuto un motivo per fare la cosa giusta. Per esempio, "ricordare a non dimenticare" la Memoria.

 

Giuseppe Mazzola

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