(In)civiltà E Mobilità: Cittadino vs Monopattino.



Che l'introduzione del Monopattino sia la vera rivelazione/rivoluzione della mobilità dell'era pandemica (e forse lo sarà anche per un indefinito tempo della fase post) è risaputo, a dire il vero era prevedibile.


Un mezzo leggero, pratico, veloce, capace di intrufolarsi ovunque e svettare tra vicoli e marciapiedi facendo slalom acrobatici (e con frequenti investimenti) fra la gente, con costi talmente bassi da essere alla portata di tutti.

Che il monopattino avrebbe agevolato e facilitato la mobilità, è un fatto che è stato accolto da molti e il suo massiccio uso urbano ne è prova, consenso e ragione.


Era altrettanto prevedibile che la solita e svilente legione degli incivili della porta accanto ne avrebbe decretato, se non la fine (è prematuro esternare terzine alla Nostradamus), la caducità nel vandalismo e nel degrado.


Proprio per le sue peculiarità, che fanno del Monopattino un mezzo di trasporto maneggevole e democratizzato praticamente a tutti i target sociali, la voglia incontrollabile dei cittadini/porci urbani, esseri tragico-mitologici per metà bestie e per metà parassiti, di abbandonarli nei posti più impensabili, sabotarli, a volte smantellarli e gettarli per strada, ogni tanto ci si impegna a bruciali; ormai un quadretto infelice di frequente fruizione un pò ovunque, non c'è periferia o centro storico che venga risparmiato.

E non è mica un problema di una città piuttosto che un'altra.


Oggi, in uno dei soliti giri di reportage tra i vicoli della mia Palermo, mi sono imbattuto in un paio di questi struggenti affreschi di impronta monopattinistico - post rinascimentale.


Tra i vicoli della Cala e il passeggio principale del Foro Italico, in Via Dei Cassai, mi imbatto in un'istallazione di denuncia corale: un monopattino diligentemente riposto dentro un cartone della spazzatura, in perfetta e simmetrica armonia tra il contesto architettonico e il degrado causato dai disservizi della raccolta rifiuti, roba che nemmeno Duchamp avrebbe saputo fare di meglio, cioè... buttiamo divani, lavatrici, televisori anni '80, suocere desuete e album di matrimoni falliti size XXL "unnegghiè" (trad. ovunque), ma il monopattino vandalizzato e smantellato, no... quello nel cassonetto. A sto punto chiamiamo pure la RAP così se lo portano e noi passiamo almeno per criminali sporchi dentro ma puliti fuori.


Percorro qualche metro e al Foro Italico vengo intralciato da altri due monopattini abbastanza abusati e deturpati, posti al centro della pista destinata ai Runners, che per schivarli devono variare il ritmo del passo di corsa e gli sballa tutto l'allenamento.

Qui siamo al monopattinismo - orfico. Perchè riuscire a correre senza spezzarti una caviglia cadendoci sopra, è una prestazione vincente solo nei sogni.


Vedete? Ce n'è per tutti per sentirsi realmente disturbati e molestati da questi atti vandalici.


Il problema è che gli unici disturbati sono i già citati cittadini/porci urbani tragico-mitologici per metà bestie e per metà parassiti", che a oggi, 22 Luglio 2021, continuano indisturbatamente a mettere in atto il loro piano di degradazione e inabissamento delle città nei meandri della più patologica inciviltà.


Nel continuo braccio di ferro per regolamentare l'uso del Monopattino, in Italia come nel resto d'Europa, con tanto di disputa sulla sua reale utilità a livello sociale, una cosa è certa:


Non è il Monopattino che non funziona, è il "cittadino/porco urbano e bla bla bla" che non serve a niente.


Giuseppe Mazzola



In Foto: I Monopattini vandalizzati fotografati stamattina in Via Dei Cassari (Foto 1 e 2) e nella Strada Statale 113 in zona Foro Italico (Foto 3 e 4)




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