La Fontana del Garraffo: luce e abbondanza del barocco.

Gharraf.

Da questo vocabolo, che significa "abbondante d'acqua", deriva il nome di uno splendido capolavoro barocco palermitano: la Fontana del Garraffo.


Progettata dall'architetto ciminnese Paolo Amato (1634-1714) edificando un'elevazione piramidale, la fontana è governata da una superba allegoria della Dea dell'Abbondanza, che sormonta un'aquila in lotta contro un'idra. Opera e maestranza dallo scultore palermitano Gioacchino Vitagliano (1669-1739) che, in questa composizione marmorea, manifesta egregiamente le glorie del più elegante e maturo barocco isolano.


Il tema dell'acqua e della sua abbondanza, alla base della concezione allegorica dell'opera architettonica, si palesa nei corpi dei delfini che, orientati nelle quattro direzioni e siti ai fianchi della pila centrale, sostengono con le loro code altrettante vasche a forma di conchiglia.

L'abbondanza dell'elemento, che ne decreta simbologia e nome, si costruisce con un gioco d'acqua che attraversa l'intero apparato.

Il gioco d'acqua prende vigore dalle bocche dell'idra, riversandosi nel primo ordine di conche e defluendo nella teoria sottostante. Le bocche di quattro tursiopi incrementano la vasca, il cui perimetro esterno ha una forma quadrata, con lobi mediani corrispondenti ai getti provenienti dalle sculture, e angoli smussati. Il basamento su cui poggia la struttura, è elevato su tre gradini e centrato su una piattaforma marmorea mistilinea.


In origine il fonte monumentale dominava il centro della piazza del Mercato della Vucciria, di fronte al Genio del Garraffo in Piazza del Garraffo. Nel 1862 fu spostata presso piazza Marina divenendo simbolo e riferimento di una delle più significative piazze della città.


Giuseppe Mazzola


A seguire alcune foto che mostrano la magnificenza del fonte monumentale e dei suoi elementi: il marmo e l'acqua.



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